RECENSIONE DEL LIBRO DI ALESSANDRO D'AVENIA "COSE CHE NESSUNO SA"

 


Recensione di Asia Scolafurru della classe 3H

Ha quattordici anni, sta affrontando il suo primo giorno delle scuole superiori e scopre che suo padre non tornerà più a casa. Così incomincia il liceo per Margherita; dovrà affrontarlo senza una figura paterna e ricomincerà tutto a partire dalle amicizie. In classe legherà con una persona speciale, Marta, una ragazza stravagante e pronta ad aiutarla. Dovrà affrontare anche un periodo in cui il rapporto tra lei e la madre sarà pessimo, ma sa che può contare sempre su nonna Teresa (una signora siciliana) e il fratellino Andrea (che adora disegnare). Fa molta fatica ad integrarsi con i compagni e con i professori, ma troverà pronto a darle una mano il prof (o come preferisce lui professore) di italiano. Si appassiona al teatro che le farà conoscere nuove persone come Giulio, un ragazzo misterioso di cui si innamorerà e insieme partiranno per un viaggio (ispirato all’Odissea) dove vivranno molte avventure. Cose che nessuno sa è un romanzo di formazione, con un argomento pesante per gli adolescenti, ma abbastanza scorrevole da leggere, ricco di particolari e con un linguaggio giovanile. Il narratore è esterno e onnisciente. L’autore è Alessandro d’Avenia, uno scrittore e insegnante di lettere palermitano. Consiglio di leggere questo libro agli adolescenti che dovranno iniziare le superiori e in particolar modo a chi ha un brutto rapporto sia con i genitori sia con i professori. Perchè? Perché tratta di tutti questi argomenti in prima persona e fa emergere il paragone con chi sembra che abbia una vita perfetta. Perché a differenza di altri libri (come: una youtuber alle scuole medie) tratta i ragazzi come persone grandi. A me il libro è piaciuto, in particolar modo per come viene spiegata la situazione degli adolescenti e perché lascia stupore e malinconia sul finale. “Cu’ nun fa lu gruppu a la gugliata, perdi lu cuntu di na vota”, questa è una delle frasi che la nonna diceva a Margherita come “lezione di vita” e vuol dire: chi non fa i nodi perde il filo. Mi ha colpito di più rispetto alle altre perché l'autore paragona i nodi alle parole e dice che per i bambini non servono a spiegare, giustificare e giudicare, ma servono ad assicurare che il mondo è rimasto in ordine. 

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